Maize spunta un po’ dal nulla anche su PlayStation 4 e Xbox One, dopo essere spuntato, sempre un po’ dal nulla, alcuni mesi fa su PC. Come quel compagno di scuola che se ne sta sempre in disparte, o come quell’ospite discreto che fa il possibile per non fare notare la propria presenza, Maize ha scelto la via della sobrietà, evitando i riflettori e arrivando sul mercato senza grandi anticipazioni né clamori. Una precisa strategia per alimentare la curiosità dei giocatori? Può darsi. Stiamo pur sempre parlando di un gioco che ha per protagoniste delle pannocchie antropomorfe e un orsacchiotto sboccato che parla con accento russo. Un titolo che parte da atmosfere horror ma che abbandona ben presto ogni parvenza di serietà in favore di uno humour molto british.

Di primo acchito, di fronte a quel solitario campo di grano, viene in mente Stephen King e il suo Grano rosso sangue. Sbagliato. Giunti nei pressi del casolare abbandonato, che è solo la punta di un iceberg fatto di laboratori sotterranei e strani esperimenti, viene in mente The Cabin in the Woods. Sbagliato. Maize possiede una personalità tutta sua, assolutamente strampalata. Gioca in maniera curiosa con le aspettative del giocatore, quantomeno inizialmente, per poi disattenderle e smarrire purtroppo la retta via.

Maize

MIX DI GENERI

Dovessimo dare un genere a questo Maize, parleremmo di walking simulator che incontra l’avventura grafica. Il titolo dei canadesi di Finish Line Games punta tutto su esplorazione e narrazione. Il percorso del giocatore svela via via il contesto e poco alla volta viene alla luce un racconto fatto di bizzarri esperimenti governativi e scienziati poco affidabili. L’atmosfera surreale è una costante, così come l’estremo umorismo che permea le descrizioni sia degli oggetti che dei collezionabili.

Non c’è testo o dialogo che non punti a far sorridere, talvolta facendo leva su quel filone “meta” che da The Stanley Parable in poi ha visto numerosi videogiochi riflettere e scherzare su se stessi e sui topoi del medium. Fin qui tutto bene: ironia, setting che incuriosisce, esplorazione. Il problema, ahinoi, sta nell’esecuzione, nella struttura che regola la progressione.

L’ACCUMULO SERIALE

Maize è un mix, si diceva, un mix di walking simulator e avventura basata sugli enigmi. Il problema sta proprio negli enigmi: l’esperienza del giocatore è tutta basata sulla ricerca di oggetti sparsi per lo scenario, oggetti che vanno utilizzati al momento giusto, nel contesto giusto. Ogni area contiene un tot di oggetti e al giocatore non resta che vagare sperando di scovarli tutti. Si tratta quindi di usarli, uno dopo l’altro, per arrivare all’area successiva. Le avventure grafiche si basano da sempre sull’utilizzo dell’inventario, ma il punto è che in Maize la ricerca degli oggetti diventa pedissequa, puramente cumulativa.

Non c’è logica a guidarne la scoperta e, in molti casi, a spingerne l’utilizzo. Premesso che gli spazi in cui vanno utilizzati sono illuminati e suggeriscono in anticipo la forma dell’oggetto necessario, a volte si tratta semplicemente di provarli tutti finché non si becca quella giusto, logico o meno che sia. Giunti in una nuova area si avverte tutta la ripetitività dell’interazione: il giocatore sa già che deve cercare qualsiasi elemento luminoso e procedere, in maniera lineare, all’utilizzo. Non si può quasi parlare di puzzle, a dire il vero, perché non c’è alcun bisogno di ragionare: si tratta solo di accumulare, incastrare, proseguire. Paradossalmente, sarebbe forse stato meglio puntare al walking simulator puro, a questo punto.

Maize

PROGRESSIONE INCERTA

La progressione è infatti decisamente minata dalla meccanica degli oggetti; diventa quasi noiosa per la sua ricorsività, automatizzata. Di riflesso, l’esplorazione tanto cara ai walking simulator smarrisce il fascino del rapporto con lo spazio. Spazio che in Maize perde la sua centralità, in favore di questo “inventario seriale”. Per non parlare di un level design che si affida a corridoi bloccati da scatole di fortuna, che magicamente spariscono senza alcun diegetico motivo apparente. Un vero peccato, perché lo humour messo in scena dagli sviluppatori, sebbene a volte troppo ridondante, strappa più di qualche sorriso. Maize non è un buco nell’acqua, sia chiaro, ma è nel complesso sbilanciato, acerbo, impacciato.

Maize
Maize
GIUDIZIO
Maize non riesce a essere convincente, né come walking simulator, né come avventura basata sugli enigmi. La progressione si poggia su un lineare e ricorsivo accumulo di oggetti, che finisce per rendere l'avanzamento prevedibile e poco incisivo. Non basta lo humour surreale per risollevare le sorti di un titolo non del tutto sbagliato, ma sin troppo acerbo.
GRAFICA7
SONORO6
LONGEVITÀ6.5
GAMEPLAY5
PRO
Tecnicamente discreto
Ottimo humour
CONTRO
Mix di generi non riuscito
Logiche dei puzzle non convincenti
5.5
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