Per iniziare vorrei tirare in ballo i cosiddetti walking simulator: vera e propria ossessione del sottoscritto, da un lato, ma anche terreno di sperimentazione narrativa, dall’altro. Last Day of June non è un walking simulator, sebbene non possa dirsi del tutto sgombro da influenze provenienti da questo sottogenere degli adventure che negli ultimi anni ha fatto parecchio discutere. Il nuovo titolo di Ovosonico preme l’acceleratore proprio sulla componente narrativa e sorprende dal punto di vista della scrittura. Non tanto per una rappresentazione del rapporto amoroso che in alcuni momenti si rivela stereotipata, benché simbolica, quanto per la cura con cui ricrea un contesto, ci inserisce alcuni personaggi e li fa dialogare, più o meno implicitamente, tra loro.

Il risultato non è affatto banale e tutto si incastra alla perfezione, persino troppo. La mano dell’autore si avverte in maniera prepotente e asseconda un meccanismo narrativo talmente guidato da mettere in dubbio il ruolo stesso del giocatore.

Last Day of June

NARRAZIONI

La narrazione ambientale, nell’epoca del walking simulator, ha compiuto passi da gigante. Prendi Everybody’s Gone to the Rapture. Appena entrati nella cittadina alcuni cartelli appesi, rispettivamente in una casa privata e nel pub di fronte, ci suggeriscono che c’è stata una quarantena (ma non si sa bene perché) e che il pub è chiuso perché i proprietari hanno l’influenza. Due dettagli che il giocatore potrebbero benissimo non notare, ma che suggeriscono qualcosa, qualora il giocatore si prenda la briga di voltarsi e osservarli. Il videogioco diventa un universo finzionale che viene (quasi) interamente ricostruito dal giocatore. L’abilità dell’autore sta nel dissimulare la propria presenza, che ovviamente c’è.

Last Day of June

LA MANO DELL’AUTORE

Last Day of June è invece totalmente impegnato a narrare una storia. Non c’è spazio per il giocatore. C’è invece spazio per numerose cut-scene e per scelte totalmente illusorie. Ci sta che siano illusorie: si tratta di una storia d’amore che racconta l’ineluttabilità del destino, l’importanza dell’accettazione. Lo spoiler è dietro l’angolo, stop.

Se è vero che il destino è beffardo e poco possiamo fare per cambiare le cose – metafora del giocatore che, nonostante tutto, non è mai realmente libero – è altrettanto vero che l’illusione della scelta deve essere onesta. Ci sono opzioni, in Last Day of June, che vengono offerte al giocatore “per finta”, per dimostrare una tesi, laddove il contesto permetterebbe molte altre possibilità. Impossibile non rilevarlo, in un titolo che basa la propria struttura, e ancor più il proprio racconto, sul tema della possibilità. Il giocatore diventa allora spettatore di un viaggio studiato a tavolino, in cui la struttura prende il sopravvento sulle emozioni.

Last Day of June

RAGIONE ED EMOZIONE

Le emozioni sono soggettive, sarebbe assurdo sostenere che Last Day of June non sia un gioco emozionante. Non lo è stato per me, ma potrebbe esserlo per altri. Si parla pur sempre di una storia d’amore; di un incidente che distrugge il sogno di due innamorati. A Carl non resta che tentare di cambiare le cose, di riscrivere il passato, di modificare quel dettaglio affinché l’incidente non abbia mai luogo. Inizia allora un percorso che attraversa quattro personaggi, quattro comprimari che hanno partecipato a modo loro all’ultima giornata di Carl e June. Quattro personaggi che sono stati inconsapevoli artefici di quell’incidente.

Con una struttura che ricorda in parte il vecchio Shadow of Memories, l’opera di Ovosonico mette in scena quattro linee narrative, quattro “what if” modificabili. E che il giocatore è chiamato a far interagire tra loro perché il risultato non sia la tragedia che tutti conosciamo. Nei fatti, viene richiesto al giocatore di risolvere alcuni semplici puzzle, di rivivere quelle fatidiche ore per far sì che la concatenazione di eventi sia propizia. La struttura è perfettamente studiata, la tesi è dimostrata. Il meccanismo tuttavia un po’ s’inceppa, perché talmente perfetto da risultare prevedibile, infine ripetitivo.

Last Day of June

Lungo la strada sembra che la ragione abbia avuto la meglio sull’emozione. Last Day of June rimane un titolo sopraffino, graziato da una direzione artistica ineccepibile e da una gradevole colonna sonora. Un’opera deliziosa, che genera riflessioni interessanti e importanti. Che sa narrare senza utilizzare parola alcuna; un’opera stratificata e per certi versi meta-ludica. Quel che si suol dire un bel titolo. Eppure qualcosa ancora non ci convince: siamo sicuri di esserci davvero messi in gioco?

Last Day of June
Last Day of June
GIUDIZIO
Last Day of June è un gioco studiato a tavolino, strutturalmente e artisticamente ineccepibile. Un titolo in cui, tuttavia, la mano dell'autore è eccessivamente visibile: a discapito del giocatore, talvolta fin troppo spettatore. Ovosonico realizza in ogni caso un'opera meritevole d'attenzione, in grado di raccontare una storia atipica per il medium e giustamente ambiziosa.
GRAFICA8.5
SONORO8
LONGEVITÀ7
GAMEPLAY7
PRO
Scrittura di qualità
Direzione artistica raffinata
CONTRO
Il giocatore è troppo spesso spettatore
Puzzle puramente accessori
7.5