Nel luglio 2001, fece il suo debutto nelle fumetterie italiane il manga One Piece, opera di Eiichiro Oda che racconta le avventure di Monkey D. Rufy e il suo sogno di diventare il re dei pirati. Dal 2001 a oggi, la serie di One Piece ha fatto registrare la pubblicazione di quasi 80 volumi fino a essere definito globalmente come il manga più amato di sempre. Chiaramente il mondo dei videogiochi non poteva restare inerme al fascino della saga, e dall’era PlayStation 2 abbiamo assistito al lancio di almeno una dozzina di titoli ispirati al mondo di One Piece. Ultimo esempio è proprio One Piece: Burning Blood, picchiaduro sviluppato dal team Spike Chunsoft, in arrivo il prossimo 3 giugno sul mercato europeo.

Fin dalla schermata principale è possibile intuire quale saga di One Piece sarà il riferimento di Burning Blood. Si tratta de La Guerra Suprema, tema principale del gioco nonché unico arco narrativo alla base della campagna: in questa modalità, i giocatori hanno la possibilità di vestire i panni dei protagonisti principali e vivere la guerra attraverso il proprio punto di vista, muovendo una sorta di pedina su una mappa che, pedina dopo pedina, ci condurrà verso nuove battaglie. Sebbene nei primi duelli il livello di sfida sia decisamente basso, con il prosieguo della campagna le sfide si faranno sempre più complesse, e anche quelle sulla carta semplici, come una semplice sopravvivenza per 40 secondi, si riveleranno impegnative. Vista la natura di Burning Blood è inevitabile che la trama narrata possa apparire troppo spezzettata e frammentaria, con alcune scene di intermezzo che tenteranno di dare una certa coesione ai combattimenti. Non mancano inoltre missioni secondarie alla trama, che forniscono maggiori dettagli sui personaggi secondari inclusi nel cast.

La durata di ogni campagna non supera le due o tre ore, una longevità non eccezionale considerando che si tratta dell’unico arco narrativo preso in considerazione dagli sviluppatori. Avremmo preferito di gran lunga una storia basata su diversi momenti topici del manga di Eiichiro Oda, magari con personaggi prestabiliti a seconda dell’arco narrativo, e sebbene ne “La Guerra Suprema” ci sia la possibilità di vivere la campagna con diversi personaggi, si tratta semplicemente di un pretesto per aumentare artificialmente la longevità nella modalità single-player, che però non offre poi così tante motivazioni per giustificare più di una run con gli altri lottatori.

TANTI, TANTISSIMI PERSONAGGI

Già il primo trailer di One Piece: Burning Blood aveva lasciato intendere la presenza di un cast di personaggi veramente ampio, e il gioco completo non ha tradito le aspettative: il numero dei combattenti utilizzabili è superiore ai quaranta e può vantare la presenza di tutti i personaggi più rilevanti della storia di One Piece: dai combattenti più equilibrati come Rufy e Ace a quelli più potenti (ma estremamente lenti) come Smoker o Barbabianca, di certo ogni fan di One Piece troverà il personaggio che più si adatta al proprio stile di gioco. Similmente a quanto accadeva in altri titoli sviluppati da Spike, anche in Burning Blood i giocatori hanno la possibilità di selezionare più personaggi con cui affrontare i combattimenti, con la possibilità di cambiare lottatore in corsa con la pressione di un semplice tasto (mossa che al momento dell’utilizzo consuma parte del Furore accumulato). In alcuni momenti dello scontro, ad esempio durante una combo, è possibile cambiare personaggio in corsa continuando l’attacco per sorprendere l’avversario con un attacco letale, mossa utile nei momenti più concitati dei match che, però, non sembra premiare particolarmente la bravura o il tatticismo del giocatore: non sono stati rari i momenti in cui abbiamo concluso le battaglie con una svergognata pressione casuale dei tasti che ha dato vita a sequenze epiche.

Ai quaranta protagonisti citati in precedenza, si uniscono circa sessanta personaggi di supporto che possono offrire una serie di potenziamenti nel corso del combattimento, pur senza alcuna possibilità di intervenire attivamente durante gli scontri. Per sfruttare i loro potenziamenti, è sufficiente una pressione di uno dei tasti direzionali. Ogni combattimento consente di ottenere un certo numero di Berry, la valuta in-game con cui è possibile sbloccare i diversi personaggi principali e utilizzarli in tutte le modalità disponibili in Burning Blood. Se da una parte siamo rimasti molto soddisfatti dall’enorme numero di personaggi utilizzabili, dall’altra abbiamo notato un eccessivo sbilanciamento fra personaggi estremamente potenti e altri decisamente deboli. Una scelta che è sì coerente con l’opera di Oda e l’effettivo potenziale dei personaggi, ma che in un gioco è spesso sinonimo di “scelta obbligata” di un particolare lottatore per avere la meglio sull’avversario, con conseguente abbandono di buona parte del cast. Nel caso in cui vi troviate a dover controllare un personaggio “pesante”, sappiate che le possibilità di vittoria con un avversario veloce sono veramente esigue vista la capacità di sferrare una serie di attacchi con cui scavalcarvi e attaccarvi ripetutamente senza pietà.

COMBATTIMENTI LIBERI

Da qualche anno a questa parte il concetto di picchiaduro è stato radicalmente stravolto: mentre nei primi anni ’90 i personaggi erano obbligati a muoversi su un unico binario invisibile, con l’introduzione della terza dimensione è aumentata considerevolmente la libertà di movimento fino ad arrivare alla totale possibilità di movimento all’interno dell’arena. One Piece: Burning Blood opta proprio per l’ultima soluzione e permette ai giocatori di muoversi liberamente all’interno degli scenari, garantendo la possibilità di affrontare i duelli in maniera più tattica, non limitandosi semplicemente a dover parare un colpo, ma a schivarlo e sgattaiolare alle spalle dell’avversario per poi colpirlo con un attacco a sorpresa. Certo è che per poter godere al 100% del sistema di combattimento di Burning Blood occorre conoscere a menadito gli attacchi di ciascun lottatore e i differenti comandi che sono assegnati a ciascuno dei pulsanti. Come da tradizione di Spike Chunsoft, ogni scenario include una serie di elementi distruttibili, oggetti di contorno che possono essere letteralmente fatti a pezzi lanciandoci contro gli avversari. Vi garantiamo che un attacco come la pistola Gom Gom vi farà sentire onnipotenti.

Come ogni titolo che si rispetti, anche One Piece: Burning Blood vanta la presenza di modalità di gioco alternative, utili soprattutto a ottenere Berry e sbloccare nuovi personaggi. Immancabile ovviamente la modalità di gioco Versus, che consente ai giocatori di sfidare online o in locale i propri amici in appassionanti scontri 1vs1 oppure 3vs3, ma la modalità più interessante è senza dubbio la Bandiera Pirata: si tratta di una novità, suddivisa in “stagioni”, che impone al giocatore la scelta di una fazione tra le quindici disponibili per divenire parte di un gruppo di gioco online. Il giocatore potrà muovere la propria nave (una pedina) sulla mappa della Rotta Maggiore, dove ogni movimento sul tabellone andrà a sottrarre punti Logpose dal totale. L’obiettivo principale è di conquistare le diverse isole disponibili nella mappa combattendo in scontri 1vs1 online oppure contro personaggi gestiti dall’intelligenza artificiale della CPU. Ogni stagione può durare anche fino a qualche giorno, e al termine, la squadra vincitrice otterrà alcune decorazioni per il proprio vessillo pirata. Ultima modalità di gioco degna di nota è VS Ricercato, che sottopone al giocatore diverse missioni legate alla cattura di avversari che consentono di ottenere altissime quantità di Berry.

TECNICAMENTE ALTALENANTE

Per quello che riguarda la realizzazione tecnica di One Piece: Burning Blood, è evidente il lavoro che gli sviluppatori hanno fatto per non distaccarsi troppo dal design dell’anime: il risultato è un prodotto certamente ben riuscito, ma che soffre di un eccessivo contrasto fra gli splendidi modelli dei personaggi a una realizzazione delle ambientazioni di gioco davvero inadeguata: da una parte troviamo dei personaggi eccezionali, i cui movimenti sono estremamente fedeli ai manga e anime di One Piece, riproducendo in certi casi la stessa legnosità vista nell’anime di Eiichiro Oda. Dall’altra, la poca cura nella realizzazione delle arene di gioco ci ha lasciato davvero perplessi: è evidente la volontà di investire tutte le risorse disponibili per favorire il livello di dettagli dei personaggi, le animazioni e gli effetti speciali, ma francamente ci saremmo aspettati un’opera più coerente e omogenea, magari rinunciando a qualche finezza per rendere più accattivanti gli scenari. Il comparto sonoro del gioco, infine, presenta alcuni dei brani che hanno accompagnato la serie TV di One Piece unito a un campionario di voci completamente in lingua giapponese, dettaglio che sarà sicuramente apprezzati dai fan accaniti dell’anime.

GIUDIZIO

Aspettare un titolo per tanto tempo, talvolta, può creare delle false aspettative e, generalmente, deluderle. One Piece: Burning Blood non è di certo il picchiaduro definitivo per chi ama il genere, ma è innegabile che per gli amanti di One Piece rappresenti un acquisto praticamente obbligato. È un peccato che Spike Chunsoft abbia deciso di tagliar fuori tutti coloro che non conoscono la storia dalle origini, fosse stato anche con un semplice riassunto delle saghe precedenti più rilevanti. Vista la presenza di così tanti personaggi, avremmo preferito godere di una trama più completa, che si estendesse oltre il singolo arco narrativo presente in Burning Blood, ma speriamo che la software house possa proporre un gioco più completo nel futuro. Il titolo di Bandai Namco non è perfetto, tanto nel gameplay (con un bilanciamento non ottimale fra i personaggi) quanto nel comparto tecnico (ottimi i personaggi, da dimenticare tutti gli scenari), ma rappresenta sicuramente un ottimo fan-service che impone a chiunque abbia il minimo interesse verso One Piece di smettere immediatamente di leggere e acquistare il nuovo picchiaduro di Rufy e tutta la sua ciurma.