The Legend of Zelda: Breath of the Wild – Prime impressioni sulla versione Switch

L’articolo che state leggendo è basato su due prove differenti di The Legend of Zelda: Breath of the Wild: la prima avvenuta la settimana scorsa a Milano, in occasione dell’evento di presentazione ufficiale per la stampa, durante il quale abbiamo potuto provare per circa un’ora una porzione inedita di gameplay tratta dalla versione finale. La seconda, invece, è basata sulla porzione di gioco che abbiamo avuto modo di provare qualche settimana fa al Nintendo Showcase di Milano.

In attesa della nostra recensione completa, che potrete leggere non appena avremo portato a termine l’avventura di Link, vogliamo condividere le nostre impressioni e approfondire tutti gli aspetti della nuova esclusiva Switch e Wii U.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

IL RITORNO DI LINK

L’uscita di un nuovo capitolo di The Legend of Zelda è un appuntamento ormai estatico, e per certi versi anche un po’ surreale visto la sua capacità di monopolizzare tutta l’attenzione dell’industria videoludica. È la seconda volta che Nintendo lancia un episodio inedito di Zelda in concomitanza con l’uscita di una nuova console: come già avvenuto in passato, il nuovo capitolo della serie sarà giocabile sia su Switch, la piattaforma in uscita domani 3 marzo, che su Wii U, la sfortunata console della casa di Kyoto, ormai pronta a cedere il passo.

A differenza però di ciò che accadde con The Legend of Zelda: Twilight Princess, lanciato in contemporanea sia su GameCube che su Wii, l’approdo dell’attesissimo Breath of the Wild è in realtà differente, e per certi versi ancora più ricco di significato. Con Switch, infatti, Nintendo si sta spingendo probabilmente oltre: il colosso nipponico intende spaccare in due il mercato con una console ibrida, in grado di essere utilizzata sia in modalità portatile che in assetto casalingo.

Ma in questa prima fase di lancio, il ruolo centrale dell’accattivante proposta firmata Nintendo sarà tutto sulle spalle di Link, con l’unico titolo della line-up iniziale in grado di ambire per davvero al ruolo di killer-application. D’altro canto, il fatto che The Legend of Zelda: Breath of the Wild sia previsto anche su Wii U, console sulla quale è avvenuto gran parte dello sviluppo prima che il titolo fosse dirottato anche su Switch, non oscura minimamente l’ambizione del colosso di Kyoto. Nintendo ha capito di avere in mano una carta da giocare pesantissima, una di quelle capaci di essere ricordate per generazioni intere; un The Legend of Zelda mai come oggi ispiratissimo e potenzialmente forgiante di giganteschi paradigmi.

UN NUOVO CORSO

Non c’è alcun dubbio: Breath of the Wild è uno Zelda diverso. Bastano pochi istanti per capire che rispetto al passato c’è un taglio netto, un solco imponente che coinvolge praticamente ogni sfaccettatura dell’ultima fatica di Eiji Aonuma e Shigeru Miyamoto. L’immersione nel Grand Plateau, la prima area di gioco disponibile dopo il breve prologo, ci sbatte in faccia tutta la forza della maturazione della serie, senza il minimo tentennamento. Non esiste alcun tutorial: il Plateau è una grande area esplorabile, nella quale è possibile prendere confidenza con le nuove meccaniche di gameplay. E proprio nel Plateau si avverte distintamente che la complessità del motore di gioco è qualcosa di importante, forse in grado di lasciare il segno come poche altre produzioni sono riusciti a fare nell’ultimo periodo.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

Intendiamoci, non stiamo parlando solamente del comparto grafico o di quello artistico, ma delle fondamenta della fisica applicata, e di come questa consenta un livello di interattività incredibilmente complessa e articolata. Link è inserito nel sistema di gioco in perfetta armonia con tutto il resto, e le possibilità di interazione possibili sono limitate praticamente solo dalla propria immaginazione. Procurarsi del cibo, cacciare e cucinare, insomma ogni attività legata al sostentamento di Link è gestibile direttamente sulle enormi distese di Hyrule, con un numero di alternative impressionate per arrivare allo stesso risultato.

Per esempio, ci siamo ritrovati a dover preparare del cibo per recuperare energia, e abbiamo notato che tra gli oggetti recuperati avevamo della legna e una pietra focaia. Abbiamo quindi preparato il nostro falò in mezzo a un prato con estrema soddisfazione, cucinando varie pietanze e recuperando l’energia, riuscendo anche a mettere da parte alcune riserve in vista dei successivi scontri. Questo è solo uno dei tanti esempi delle numerose possibilità che si hanno in The Legend of Zelda: Breath of the Wild, una libertà totale sulla quale la casa di Kyoto ha puntato tantissimo fin dalle prime fasi di sviluppo, come più volte ribadito dallo stesso Aonuma.

Girovagando per la piana abbiamo preso confidenza con le rinnovate capacità di Link, e abbiamo notato diverse caratteristiche interessanti soprattutto legate al sistema di combattimento. Ad esempio, ogni arma potrà essere utilizzata anche dai nemici e si consumerà in base all’uso, quindi è importante utilizzarla nella maniera corretta, perché le armi particolarmente delicate non devono essere sprecate in combattimenti “normali”, ma mantenute integre fino al momento cruciale per cui sono state concepite.

Tutte le novità introdotte sono possibili anche grazie alla natura open world con cui The Legend of Zelda: Breath of the Wild è stato concepito: un approccio piuttosto inedito per la serie, che di fatto lascia scegliere al giocatore come portare avanti l’avventura. Un sistema che è molto diverso da quanto visto in Skyward Sword, ultimo titolo zeldiano in ordine cronologico, dove nella maggior parte delle situazioni il giocatore era accompagnato per mano e l’esplorazione era praticamente inesistente.

The Legend of Zelda: Breath of the Wild

DUNGEON PER TUTTI I GUSTI

Abbiamo scalfito solo la punta dell’iceberg di Breath of the Wild, eppure ne siamo già perdutamente innamorati. L’impressione, che valuteremo meglio una volta che lo avremo portato a termine, è che questo capitolo di Zelda sia la summa di tutta l’esperienza maturata da Nintendo con i precedenti capitoli, e giocando si ha la sensazione che gli sviluppatori tentino di dimostrarlo in ogni occasione.

La struttura delle missioni è coordinata attraverso un menu apposito, in grado di gestire tutte le quest principali e secondarie, ma non per questo è stata messa da parte una delle peculiarità che hanno da sempre caratterizzato la saga, ossia la ricerca di indizi per tentare di procedere nell’avventura principale nel caso si rimanesse bloccati. Questi suggerimenti solitamente sono ottenibili parlando con personaggi incontrati nelle strade di Hyrule oppure leggendo frasi sparse, magari incise su monumenti o cartelli. Ovviamente, tutta l’ossatura principale procede di pari passo con il superamento dei vari dungeon, mai come oggi fondamentali nella progressione dell’avventura. Questa volta, però, la loro costruzione è differente rispetto a quanto siamo abituati: oltre ai dungeon principali, ogni area di Hyrule è caratterizzata anche dalla presenza di tantissimi Shrine, una sorta di mini-dungeon che, se portati a termine, permettono di ottenere gli Spirit Orb, ovvero delle speciali sostanze con poteri magici. Quando si collezionano un certo numero di Spirit Orb, è possibile migliorare alcune caratteristiche e abilità di Link, come ad esempio la stamina (che ha un ruolo centrale nell’economia del gameplay) oppure l’energia vitale e la forza.

Insomma, questo primo contatto con The Legend of Zelda: Breath of the Wild è spiazzante ma esaltante al tempo stesso, tanta è la varietà e la precisione con cui Nintendo sembra aver curato ogni aspetto del nuovo episodio. La qualità dell’ultima avventura di Link sembra veramente altissima e non vediamo l’ora di potervi raccontare tutto nella nostra recensione, che sarà pubblicata su queste pagine nei prossimi giorni. Stay tuned!